Perché ancora si sciopera all'Ilva
Dalle 9 di questa mattina è in corso a Taranto lo sciopero dei lavoratori dell'Ilva, indetto dalle organizzazioni sindacali di Fim Cisl e Uilm Uil. Circa quattromila lavoratori del primo turno, secondo fonti Fim, hanno aderito alla manifestazione dei due sindacati. L'iniziativa sindacale si è sviluppata lungo la strada Statale Appia e la Statale 106, nei pressi dell'ingresso alla città di Taranto.
17 AGO 20

Dalle 9 di questa mattina è in corso a Taranto lo sciopero dei lavoratori dell'Ilva, indetto dalle organizzazioni sindacali di Fim Cisl e Uilm Uil. Circa quattromila lavoratori del primo turno, secondo fonti Fim, hanno aderito alla manifestazione dei due sindacati. L'iniziativa sindacale si è sviluppata lungo la strada Statale Appia e la Statale 106, nei pressi dell'ingresso alla città di Taranto. Allo sciopero non ha aderito la Fiom Cgil che, si legge sempre in una nota dei metalmeccanici della Cisl, questa mattina nelle portinerie e sui reparti, ha cercato di dissuadere dallo sciopero i lavoratori. Secondo la nota della Fim "alcuni, strumentalmente pensano erroneamente che la nostra controparte sia la magistratura. Noi non abbiamo mai contrastato, nè messo in discussione le prerogative della magistratura, anzi, abbiamo sempre considerato un valore la sua autonomia, ma riteniamo necessario tener conto anche dei riflessi sociali che può eventualmente determinare".
Intanto le segreterie nazionali di Fim e Uilm proclamano per la giornata di domani otto ore di sciopero, per ogni turno di lavoro, in tutto il Gruppo Ilva a sostegno delle iniziative già proclamate a Taranto e per chiedere al Governo di intervenire con tutti gli strumenti necessari affinchè si possa scongiurare la chiusura del più grande stabilimento siderurgico europeo. "Lottiamo - si legge nella nota della Fim - per difendere le possibilità di conciliare ambiente e lavoro, rifuggendo ogni contrasto con la magistratura, di cui ne valorizziamo sia l'autonomia che le sue prerogative ma nello stesso chiediamo che questa tenga conto della portata sociale e industriale che queste iniziative producono". "L'impossibilità di continuare la produzione di acciaio pur limitando al minimo le emissioni e nello stesso tempo intervenire con ingenti investimenti- sempre secondo la Fim - porterebbe a una fermata totale del Gruppo in Italia nel giro di poche settimane, per questo come Fim e Uilm chiediamo al governo di rispettare i tempi annunciati (30 settembre) sull'emissione dell'Aia, e di sostenere la compatibilità ambientale con lo sviluppo industriale".
Intanto dall'altro ieri gruppi di lavoratori stanno occupando sia la torre di carico dell'altoforno 5, a sessanta metri di altezza, sia il camino E312 a circa trenta metri. L'occupazione dell'altoforno non blocca però la produzione in quanto i lavoratori si stanno alternando nel presidio che è stato mantenuto anche di notte. Ora che il gip ha bocciato sia il piano Ilva sia l'istanza dell'azienda per una minima capacità produttiva, il rischio che gli impianti di Taranto siano progressivamente fermati e spenti per essere avviati al rifacimento è più concreto e reale. Anche perché la Procura ha sottolineato più volte che il sequestro va reso immediatamente esecutivo per bloccare le emissioni inquinanti e i custodi responsabili delle aree sequestrate hanno anche consegnato all'azienda un piano dove predispongono cosa va esattamente fermato.
L'Ilva, lo dice il presidente Bruno Ferrante, teme soprattutto lo stop all'altoforno 5, che è il più grande della fabbrica. Se venisse bloccato anche quest'impianto, così come i custodi hanno espressamente chiesto, il siderurgico di Taranto, ha ammesso l'azienda,avrebbe contraccolpi anche occupazionali.
La vicenda dell'Ilva di Taranto era cominciata lo scorso 25 luglio con l'ordinanza del gip Patrizia Todisco che sequestrò l'area a caldo, il cuore produttivo della fabbrica, e dispose il blocco delle lavorazioni e lo spegnimento degli impianti, accusando i vertici aziendali e societari di disastro ambientale. Un pronunciamento del Riesame il 7 agosto, al quale l'azienda si era appellata, aveva poi corretto l'atto del gip, confermando la non facoltà d'uso degli impianti così come stabilito dal gip, ma introducendo la necessità di risanare gli impianti. Tesi, questa, confermata e ripresa anche da un secondo Riesame il 28 agosto, che ha reintegrato il presidente Ferrante tra i custodi giudiziali della fabbrica.
Il 17 agosto sono stati a Taranto i ministri Clini e Passera per occuparsi dell'Ilva e annunciare la definizione della nuova Autorizzazione integrata ambientale all'Ilva entro fine settembre, punto ribadito da Clini anche lo scorso 16 settembre in due incontri a Taranto e Bari.